Archivio per marzo 2011

150 anni di .. Itaglia

Le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia mi hanno un pò stupito. Non credevo che questo senso nazionale fosse così diffuso in un paese come il nostro, lacerato da una classe politica che reputo non degna, di destra o di sinistra non cambia tanto, o almeno non nella sostanza..
Invece devo ammettere che dalla gente comune, non da tutti ovviamente, ma da tanti, più di quelli che immaginavo è stata una ricorrenza sentita. Ieri girando per la  Milano ho visto, in maniera inaspettata, tante persone di diversa età e classe sociale, mostrare con una punta di orgoglio qualcosa di italiano. Ho visto la vecchietta vestita bene con una sciarpina tricolore, una signora come tante con una spilla tricolore attaccata alla giacca e con una bandierina italiana, accompagnata dal marito anche lui con la spillina dell’Italia sulla giacca, dei liceali (almeno credo) che approfittando del giorno in più di vacanza, si sono visti fuori per le vie della città anche loro con le bandiere disegnate sul viso o con qualche riconoscimento nazionale; ho visto tante , veramente tante, bandiere italiane appese alle finestre, pendenti dai balconi, ho visto anche un’ambulanza passare per le strade a sirene spiagate, con due bandierine sventolanti attaccate agli specchieti retrovisori.. come se avessimo vinto i mondiali!!… Per non parlare dei social network friends, tantissimi hanno postato una bandiera, una frase o hanno cambiato la propria immagine sul profilo sostituendola con quella della bandiera italiana o con qualcosa riguardante questo paese che in fondo amiamo e odiamo…e tante altre, che non mi aspettavo. Se lo hanno fatto per noia, per moda o perchè in molti lo avevano fatto non so.. certo la certezza che sia stato un dettato da un forte sentimento nazionale non la potrò mai avere, ma mi piace pensarlo..

Personalmente credo che la frase più opportuna per descrivere questo giorno sia la seguente:
“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta lì ad aspettarti”, di Cesare Pavese.

 

Fare consapevolmente la cosa sbagliata

Razionalmente, molto razionalmente, penso e ripenso a quello che faccio e come lo faccio, giorno per giorno, settimana per settimana. Mi rendo conto che molte delle cose che faccio le faccio perchè le devo fare. Non tutte, per carità, non tutte, alcune le faccio perchè mi sento di farle, ma altre sono eseguite in maniera quasi metodica e inconsapevole guidate da un senso del dovere e della razionale consapevolezza dell’ “è giusto così”. Mi comporto e agisco in una determinata maniera perchè gli altri si aspettano che io faccia esattamente quello che è giusto fare, perchè non posso che essere così ed agire di conseguenza. Io sono il perfettino della famiglia, il preferito delle nonne (finchè ci sono state), il nipote di cui tutti si fidano, l’amico fidato, il cugino al quale raccontare i propri fatti perchè in grado di ascoltare, in grado di dare il consiglio giusto, in grado di capire il problema ed indicare la soluzione migliore… non quella adatta al caso, ma sempre la solita.. quella giusta, quella che deve essere seguita per fare la cosa giusta… questa maledetta parola “giusta” inizia a starmi decisamente antipatica, mi chiedo chi sia stato a profetizzare che la via per la serenità sia quella “giusta”, potrebbe essere anche quella sbagliata, irrazionale, dettata e guidata dagli istinti, e non è detto che sia quella giusta, non nel senso comune del termine.
non va bene… non può essere così, dopo un pò ti rendi conto diventa un peso, che grammo dopo grammo diventa insostenibile, fino a che non reggi più e allora che fai? Non credo ci sia una risposta, a meno di non darla razionalemnte, analizzando fatti, eventi e conseguenze, ma si ricadrebbe nel fare la cosa giusta…
Posso solo dire che sto acquisendo una forse insana consapevolezza del “giusto/sbagliato”… e inizia a piacermi.
A.A.A. Cercasi razionalmente sana e produttiva pazzia per uscire dal logico e dal dovuto.



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