Razionalmente, molto razionalmente, penso e ripenso a quello che faccio e come lo faccio, giorno per giorno, settimana per settimana. Mi rendo conto che molte delle cose che faccio le faccio perchè le devo fare. Non tutte, per carità, non tutte, alcune le faccio perchè mi sento di farle, ma altre sono eseguite in maniera quasi metodica e inconsapevole guidate da un senso del dovere e della razionale consapevolezza dell’ “è giusto così”. Mi comporto e agisco in una determinata maniera perchè gli altri si aspettano che io faccia esattamente quello che è giusto fare, perchè non posso che essere così ed agire di conseguenza. Io sono il perfettino della famiglia, il preferito delle nonne (finchè ci sono state), il nipote di cui tutti si fidano, l’amico fidato, il cugino al quale raccontare i propri fatti perchè in grado di ascoltare, in grado di dare il consiglio giusto, in grado di capire il problema ed indicare la soluzione migliore… non quella adatta al caso, ma sempre la solita.. quella giusta, quella che deve essere seguita per fare la cosa giusta… questa maledetta parola “giusta” inizia a starmi decisamente antipatica, mi chiedo chi sia stato a profetizzare che la via per la serenità sia quella “giusta”, potrebbe essere anche quella sbagliata, irrazionale, dettata e guidata dagli istinti, e non è detto che sia quella giusta, non nel senso comune del termine.
non va bene… non può essere così, dopo un pò ti rendi conto diventa un peso, che grammo dopo grammo diventa insostenibile, fino a che non reggi più e allora che fai? Non credo ci sia una risposta, a meno di non darla razionalemnte, analizzando fatti, eventi e conseguenze, ma si ricadrebbe nel fare la cosa giusta…
Posso solo dire che sto acquisendo una forse insana consapevolezza del “giusto/sbagliato”… e inizia a piacermi.
A.A.A. Cercasi razionalmente sana e produttiva pazzia per uscire dal logico e dal dovuto.
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