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Che confusione, sarà perchè tiriamo (le arance)

Il weekend appena passato è stato meraviglioso. Ho partecipato per la seconda volta al Carnevale di Ivrea: unico!
Ma procediamo con ordine partendo dal sabato. Aspettavo  un mio cugino e la sua dolce metà, protagonisti come me del weekend.  Li stavo aspettando per pranzo e arrivano alle 4, niente di impegnativo:  solo un buon salamino, due burrate, uno stufatino di cavallo e una torta salata con spinaci scamorza e grana.
Dopo pranzo (che poi erano le 17) ci rilassiamo un attimo e senza neanche rendercene conto, tra una chiacchiera e i caffè, si fanno le 19.30, tardissimo! Ci mettiamo in macchina destinazione Ivrea, dove arriviamo alle 21. Giusto il tempo di lasciare le borse in hotel e usciamo subito. La festa era già iniziata, sfilata carnavalesca ed una città in festa, in attesa dei “fuochi di luce”, prima di dare inizio alle danze. Prendiamo una bella frittella di nutella e qualche caldo, quanto necessario, bicchiere di vin bruleé. Poi il freddo ci stende e decidiamo di rientrare.
Il giorno dopo inizia presto, alle 9.30 siamo già in giro per la città. Ci sono poche persone, niente farebbe pensare alla marea umana col berretto frigio che ci sarebbe stata di lì a poco. Andiamo a prendere alle 10 i fagioli, alla “fagiolata benefica del Castellazzo” di cui avevo un ricordo particolare. Buonissimi, con i pezzi di lardo, accompagnati da un buon bicchiere di vino di casa, ma di qualità! Dopo questa seconda colazione iniziamo a girare per le vie di Ivrea, guardando le piazze che sarebbero state poi luogo di battaglia. Andiamo nella piazza del Borghetto, in piazza Fregiglia, in piazza Ottinetti e in piazza di città. Poi andiamo sul Lungo Dora dove ci imbattiamo in una degustazione di formaggi e polenta. Ma ormai era l’ora, quasi le due, la battaglia stava per iniziare. Andiamo in piazza Ottinetti e aspettiamo. Mi guardo attorno e vedo negli occhi dei miei due “ospiti” sentimenti contrastanti, paura, curiosità, gioia, euforia, stupore, timore, dubbio: “ci mettiamo dietro le reti di protezione?”, “Stanno iniziando, dovremmo spostarci?”, ma io non volevo, devi vivere la battaglia da dentro la piazza, sentire le arance , schivarle e beccarne qualcuna addosso, o potresti non cogliere l’essenza di questo carnevale: li convinco a restare. Alle 14.30 inizia la battaglia, sorriso euforico sul volto dei miei “ospiti” e per me potrebbe anche bastare. Ci vediamo la battaglia e ogni tanto tiriamo qualche arancia tra quelle  che ci colpiscono. Decidiamo di spostarci in piazza di città, la studiamo, cerchiamo di capire il giro che fanno i cavalli per scegliere un bel posto, ma non c’è tempo: quando arriva il carro partono i bombardamenti e noi ci siamo quasi sotto! Un turista accanto a me, laconico, commenta: ” qui siamo fottuti!!”.Vedo il respiro dei lanciatori, sento le arance in aria, ma anche sulle gambe e sulla schiena, e mi improvviso pulitzer fotografico facendo fotografie alla cieca, a rischio e pericolo della mia macchina!! Finito il lancio i tiratori si tolgono l’elmetto protettivo e si salutano con quelli di terra facendosi i complimenti reciproci. Noi ci guardiamo stupiti per il gesto, pensando di essere dei sopravvissuti!

Andiamo poi al borghetto, la piazza che avevo lasciato volutamente per ultima. Questa piazza per la conformazione e per le dimensioni (è la più piccola) è forse quella dove avverti maggiormente il senso di questo pazzo carnevale. Era la piazza con il maggior numero di arance a terra, mi arrivavano alle caviglie, era pericoloso camminare, figuriamoci spostarsi da un punto all’altro, ma puoi evitare di fare il tuo dovere nella piazza più bella? Il carnevale di Ivrea è così, gioisci quando passa la Mugnaia, consideri dei pazzi i tiratori a piedi, dei fulminati i tiratori sul carro, ridi per la battaglia, hai timore della battaglia, ti chiedi come possano farsi del male per un carnevale, ma ti spiace di non poter partecipare attivamente.

L’anno prossimo saremo ufficialmente dei tuchini del borghetto.

MotoBefana 2010

Stamattina ho deciso di partecipare a un evento benefico che si è rivelato anche piacevole.
Lasciate le vesti di automobilista, ho indossato i vecchi panni da motociclista la MotoBefana benefica 2010 di Milano.

Ho scoperto solo ieri che si tratta di uno dei raduni motociclistici più numerosi e variegati (per tipologie di moto presenti) che si svolgono in Italia. Il punto di ritrovo era nientepopodimenoche piazza Duomo. Arrivati lì alle 9.15, mi accorgo che la piazza era gremita di gente ma soprattutto di moto. Dopo aver dato una sbirciatina a qualche esemplare inusuale, vado a prendere due calze benefiche e la medaglietta di partecipazione, fondamentale, e poi un bel bicchiere di vin brulé, necessario per riscaldarci un pò.

Verso le 10 arriva la benedizione del vescovo di Milano ed il ringraziamento per la partecipazione. Poi qualcuno un pò polemicamente lamenta l’assenza di televisioni e/o giornali, un commento che, a dire la verità, un pò mi ha lasciato perplesso, perchè ho avuto l’impressione che si volesse collegare l’importanza dell’evento con la presenza dei media:non vedo la necessità di misurare l’importanza di un evento dalla partecipazione della TV. Per carità, un pò di pubblicità non guasta, ma ciò che conta è la partecipazione del pubblico, che è stata comunque molto ampia, e la raccolta di doni e di offerte.
Dopo la benedizione  ci mettiamo in moto e il corteo inizia la sua lenta processione verso il Don Orione, conosciuto anche come Piccolo Cottolegno Milanese Don Orione, un istituto di carità vicino a Bande Nere. Grazie alla collaborazione dei vigili urbani piazzati ad ogni semaforo si infrange qualche regole del codice della strada, si passa col rosso, si accelera all’impazzata, alcuni fanno burnout, si suona il clacson: ma tutti i motociclisti sembrano essere “felici”. Può sembrare una fesseria, ma vedi diverse tipologie di amatori delle due ruote, da quello con la tuta da corsa e la moto da strada, allo scooterista con la copertina della tucano, quello con la moto d’epoca, il pazzo con fifty top, quello che partecipa con il mitico “ciao”,  quelli con la vespa, io con la mia Bonneville, i Guzzisti, gli Harleysti, i BMWisti, tutti con un concetto di moto differente, e per una volta tutti contenti insieme:si salutano le persone ai margini della strada, i bambini ti sorridono, vedi gli automobilisti, alcuni incazzatelli, bloccati ai semafori scendono dalle macchine per guardare la sfilata… è stato emozionante.
Verso le 10.30 arriviamo al Don Orione dove ci aspetta un tè caldo, ma la sosta in realtà è stata relativamente breve perchè siamo ripartiti quasi subito per Cesano Boscone per andare alla Sacra Famiglia, tappa conclusiva della manifestazione. Questo istituto è una ONLUS che garantisce cure a malati con disabilità cognitive e/o motorie. Prima di andare al ritrovo finale ho dato la mia calza della befana a uno dei pazienti e il suo sguardo per un attimo mi ha fatto passare il freddo.

Ho goduto come una lumaca

Bella serata questo sabato 12/12, chiacchiere e birra in un locale sentendo musica.

Ma procedo con ordine, questa sera decidiamo di andare a sentire un gruppo di fulminati simpatici che avevamo sentito suonare per caso all’assemblea dei soci Slow Food, “i Fatti così“. Un gruppo di 4 ragazzi  che fanno una buona musica, orecchiabile, ironica e con buoneabilità canore, o meglio per quel poco che capisco credo siano proprio bravi.Mi ha fatto piacere risentirli e scoprire che si ricordavano di me.

Il locale era la Budineria a Milano, in via della chiesa rossa: pub irlandese con una buona guinnes, da non sottovalutare!, perchè spesso ho bevuto Guinnes non degne di questo nome, e dopo un mese di Dublino, con litri e litri di birra nel mio cv, penso di poterne valutarne la qualità. Comunque la serata passata con due cari amici è trascorsa serenamente e pacatamente, le 3 Guinness hanno aiutato e quei 4 fulminati hanno fatto scorrere l’orologio a mia insaputa fino alle 2, quindi grazie ai fulminati e
in Bocca al lupo!

Solo Show

Arriviamo al teatro alle 20. Un bel pò in anticipo, ma era meglio non rischiare. L’attesa è stata dura, avevo molto sonno, ero  stanco per la settimana e la serata fredda mi aveva messo duramente alla prova. Ci sediamo ed alle 21.30 inizia lo spettacolo. Solo Show. Eccezionale, eclettico, stupefacente, emozionante, profondo, fantastica l’idea della pioggia finale in teatro simulata con il pubblico. Abbiamo iniziato a schioccare le dita tutti, sembrava che piovesse, senza neanche dover usare troppa fantasia.
Grazie

Italia Samoa 24-6

Oggi sono proprio contento. Ho avuto modo di assistere per il terzo sabato consecutivo ad uno sport. Un vero sport. Giocato da 30 uomini più o meno pazzi che se le danno di santa ragione, ma nel rispetto delle regole. Se fai un fallo, o un placcaggio non ammesso vieni punito, dall’arbitro, e dagli altri 29.

Uno sport dove ti picchi per 80 minuti, ed alla fine dai la mano a tuoi avversari, perchè si combatte solo nel terreno di gioco, poi basta. Quando l’arbitro fischia, basta, si ritorna ad essere uomini senza nemici, in pace. Durante gli 80 minuti vedi davvero una guerra, anche del sangue, ma loro incuranti si rialzano, e continuano a giocare, anche dopo un placcaggio duro, quando ti arrivano 120 kg addoso con la rincorsa che farebbero cadere anche un muro, ma non loro. Continuano a giocare, perchè in fondo è un gioco e si divertono.
Forse esagero, forse è il confronto con il cotonato mondo del calcio che ormai fatico a sopportare, ma non riesco a non vedere questi aspetti positivi di questo sport, anzi dirò più ,direi che oltre ad essere uno sport è una filosofia di vita. W il Rugby!

Poi oggi abbiamo anche vinto! Olè!

Libertà di stampa

Leggo adesso sul corriere:

WASHINGTON – Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ha ricevuto dalla Harvard Kennedy School e dalla Nieman Foundation for Journalism at Harvard un encomio per il ruolo svolto dal quotidiano “in un momento di grave pericolo per la liberta’ di stampa in Italia” si legge nella motivazione. (RCD)

Complimenti.

Pooh

ancora una notte insieme

ancora una notte insieme

Oggi c’è stato l’ultimo concerto dei Pooh, almeno nella formazione attuale, e ovviamente a meno di reunion. E posso dire io c’ero.

Ma procediamo con ordine. Io non sono un fan dei pooh, conosco qualche canzone che sento alla radio, ma non ho mai avuto un loro CD. Qualche mese fa la mia ragazza mi parlò del tour dei Pooh ed insisteva per andare a vedere un concerto prima della loro fine. Non avevo poi così tanto tempo. Trovo i biglietti per il Forum di Assago, 30 settembre e li prendo, anche se è un gruppo che conosco poco. Ne avevo anche parlato col suocero a inizio settenbre, lui mi raccontò che suonò una volta ad una manifestazione assieme ai Pooh, quando loro non erano ancora famosi e lui era poco più che maggiorenne. Mi disse che già ai tempi si vedeva che erano di una categoria superiore, di un altro livello. Ma soprattutto che erano molto, molto bravi. Io mi cantavo in testa le poche canzoni che conoscevo e, sinceramente, non riuscivo ad associare tale aggettivo col gruppo. Con queste premesse, e con i postumi di colpo della strega domenicale, sono andato al concerto.

Inizia il concerto alle 9.30 e loro iniziano a parlare e raccontano l’idea del tour, commossi. L’età media è alta ma ci sono comunque ragazzi. Dopo le prime canzoni, per me sconociute, inizio a guardarmi un pò intorno. Mi studio le persone. Mi accorgo che tutti o quasi tutti cantavano. Di qualsiasi età. Qualcuno aveva gli occhi lucidi, provava qualcosa che io non riuscivo nemmeno lontanamente ad immaginare. Ogni tanto i 4 scatenati, perchè tali sono, raccontavano qualcosa prima delle canzoni; comportamento che ammiro molto, perchè oltre a ciò che si trasmette con le canzoni, anche le parole non cantate hanno un peso, soprattutto se dette cercando di mantenere intatta la voce, parlando si tocca il cuore e D’Orazio stava cedendo. Inizio a guardare la platea e vedo qualche scatenato che inizia a mal sopportare la seduta. Si alza. Aumenta il ritmo della musica dopo un pezzo strumentale bellissimo, già qui inizio a capire un pò le parole del suocero. Dopo un pò si alza qualche altro, come un fiume in piena tutti si buttano sotto il palco iniziando a ballare. Io continuo a guardarmi intorno e noto delle figure che rappresentano annate differenti. Un signore, stereotipo eccezionale. Maglietta nera attillata dentro i pantaloni, stivaletto, jeans, capelli lunghi lisci, grigi. Cantava tutte la canzoni. Una signora che avrà avuto una cinquantina d’anni e forse 30 kg più del necessario, maglietta di colori improponibili. Non riusciva a stare ferma. Ballava, teneva il ritmo, si muoveva in continuazione. Cantava tutte le canzoni. Qualche posto più in là,  un anziano signore, gli avrei dato almeno 75 anni, capelli pochi, colorati di un colore finto, provava a battere le mani a tempo, ma credo che il ritmo non l’abbia mai conosciuto, non riusciva mai ad andare a tempo. Cantava tutte le canzoni. Erano tre generazioni o più, e si stavano vedendo un ripasso della loro vita grazie alle canzoni. 40 anni di canzoni. Li guardavo e li consideravo strani.

Alla fine lo strano mi son sentito io. Dopo una finta uscita sono rientrati, erano le 11.30, iniziano a fare delle canzoni più note, almeno per me. E mi rendo conto che volente o nolente hanno fatto anche un pò parte della mia vita. Il loro pop melodico strumentale è decisamente particolare. Ho sentito pochi gruppi con caratteristiche simili. Ho notato come tutti e 4 sanno suonare più strumenti ed hanno 4 voci particolari. Il Facchinetti è fenomenale, ma anche gli altri sono bravi. eh, sì… sono bravi!


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