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In Corsica con una Bonneville

Finalmente! Dopo quasi un annetto dal viaggio a Capo Nord, ho rimesso in strada la “mangiakm”.

Niente di lontanamente paragonabile,all’ “impresa”, ma questa volta novità: in due sulla bonneville verso la Corsica.
Il viaggio è stato breve, siamo partiti il 2 giugno con rientro il 6. Il bello è stato l’assoluta mancanza di pianificazione. Si è deciso di partire venerdì, il 28,  quando abbiamo comprato il biglietto della Corsica Ferries a 111 euro andata e ritorno con moto, circa 55 euro a testa, buon affare!
La partenza è stata traumatica, avevamo la nave alle 8, e ci siamo messi in moto alle 4.30 di mattina! Freddo e rincoglionimento eccezionali! Ma alla fine siamo arrivati puntuali, alle 6.50 eravamo a Savona. Prendiamo la nave ed appena partiti ci mettiamo in cabina e dormiamo secchi 3 ore! Neanche il tempo di svegliare i cervelli e siamo a Bastia.
Attraversiamo il “dito” e ci dirigiamo verso Saint-Florent, ma facciamo una deviazione verso Nonza, a nord. I paesaggi e i panorami sono 1- Medusadecisamente sorpendenti, il sole è caldo ma non troppo, non si suda in moto. Il primo paesaggio e la prima spiaggia spettacolare la vediamo già a Nonza, dove si vede dall’alto una bella distesa nera. Troviamo una stradina non tanto asfaltata ma che ci permette di raggiungere la spiaggia di ciotoli neri, dove troviamo un numero spropositato di meduse blu spiaggiate, bellissime, che morendo sbiancavano!(foto 1)

La sera arriviamo a Saint-Florent, peniamo un pò per trovare una camera, ma la giornata ci ha già dato qualche immagine da ricordare. Ci siamo anche concessi una bella cena in un ristorante in centro con una terrazza sul mare, e per sul mare intendo che sentivamo le onde sotto di noi.

Il secondo giorno decidiamo di spostarci poco in moto. Dopo un’abbondante colazione, prendiamo un minitraghetto che da Saint-Florent ci porta alla plage du Loto. Arrivati lì, vediamo già un mare splendido, limpido, trasparente, pieno di pesci. La spiaggia è bianca e popolata da mucche enormi (con cacche proporzionate alle loro dimensioni) (Foto 2). Ma non ci fermiamo:) Decidiamo di andare alla spiaggia più “famosa”, la Saleccia. Anche questa spiaggia non è raggiungibile in moto, o almeno non con la mia, la strada quasi non esiste. Ci si arriva con una bella e salutare camminata di 60 minuti (almeno). All’andata passiamo per il sentiero interno, che poi troviamo allagato.. tragedia! Avevamo i tempi stretti perchè il traghetto al ritorno era alle 3.30! non potevamo perderci boschi boschi… Per fortuna arriviamo e ne valeva la pena. La spiaggia era grande, bianca,  pulita, con poche persone. Neanche il tempo di prendere fiato che eravamo già in costume e con i piedi a mollo. L’acqua era gelida, ma non potevo non fare il bagno! Il ritorno lo facciamo via spiaggia, bel percorso e con molte piante particolari, uno degli aspetti della corsica che ho apprezzato maggiormente.
Rientrati a Saint-Florent, prendiamo la moto e facciamo i 5o km che ci separano da L’Ile-Rousse, dove, neanche a dirlo, troviamo tutti gli alberghi pieni! Andiamo oltre e troviamo una specie di B&B, che penso non fosse ancora aperto, ma non conta. Ci danno una stanza, o meglio, un appartamento nel verde, a 50 euro, va bene così (Foto 3).

Il giorno dopo, il 4 giugno, andiamo in direzione di Porto. Passiamo da Calvi dove ci fermiamo solo un attimo, il tempo di perdere in corsa il poggiapiede della moto!! Sì, tra i due il più necessario, quello dal lato del cambio! Ovviamente tutto accade alle 12.45, desolazione da pranzo, tutto è sbarrato, e giustamente si spacca il bullone!! Sgrunt e doppio sgrunt! Non trovo niente aperto e decido di continuare. La strada costiera tra Calvi e Galeria è terribile, stretta, asfalto pessimo, rappezzato, sabbia, ghiaia, curve, strapiombi: fare questi 30 km senza poggiare il piede è stato quasi epico. Il panorama però ha giustificato la scelta della strada costiera rispetto a quella interna: spiagge isolate, raggiugibili solo via mare,  quasi dei fiordi, natura incontaminata (foto 4). Vicino Galeria, in un B&B Hotel Bar e chi più ne ha più ne metta, riesco a mettere una grossa vite di fortuna su cui appoggiare il piede, che terrò fino al rientro a Milano, per la quale devo ringraziare il marito McGiver della barista!
Arriviamo a Porto presto, verso le 5 del pomeriggio. Troviamo un tour via mare che parte per le calanche di Piana alle 18.30, troviamo un albergo valido ed economico (in 5 minuti) e scappiamo sulla barca; gita cara, 25 euro a testa, ma col senno di poi indispensabile. Le calanche sono da togliere il fiato, dolomiti rosse che sprofondano nel mare, un rosso vivo, acceso, esaltato dal tramonto, acqua limpida, piena zeppa di ricci di mare visibili appena sotto il pelo d’acqua come anche sul fondale.
La giornata si è conclusa con una bella cena a base di pesce in riva al mare, gustandosi un tramonto (scusate la sinestesia, so’ poeta!).  (Foto 5)
Il 5 giugno lasciamo la costa e andiamo da Porto a Corte, antica capitale della Corsica e unica cittadina universitaria. La strada per raggiungerla è  un susseguirsi di canyon e monti e curve, inaspettatamente con un buon asfalto. Si sale anche sino a 1500m s.l.m, l’aria è frizzante e pulita, ed è inebriante da fare in moto. Per strada incontro mucche, mufloni e maiali, ma fa parte della Corsica, bisogna fare attenzione. La sera a Corte troviamo una comoda ed economica sistemazione, e ci concediamo una bella cena in un ristorantino in centro, parlando di politica con dei corsi D.O.C., ma è meglio non scrivere gli argomenti trattati. L’ultimo giorno avevamo il vincolo di arrivare a Bastia entro le 2 per la nave di ritorno. Tuttavia, complici le strade più ampie e scorrevoli, abbiamo percorso in un attimo la strada e ci siamo concessi un ulteriore giro sul “dito” fino ad Erbalunga, bel paesino sul mare una decina di km a nord di Bastia, ne valeva la pena, mare splendido, ci tornerò.

Il viaggio è stato breve, ma era il primo viaggio in moto con la mia dolce metà, e di certo non sarà l’unico, abbiamo fatto il rodaggio!
La moto, poggiapiedi a parte (poi sostituito in garanzia a Milano), si è comportata bene anche a pieno carico.  La Corsica è stata una scoperta, ho apprezzato molto i panorami e la natura quasi ancora selvaggia (foto 6, sull’orlo di un canyon). Conoscevo poco o niente di questa bella terra storicamente contesa da italiani, francesi o dal dominatore di turno che cercava la supremazia nel mediterraneo; la sua storia è visibile, tangibile nei comportamenti e nei modi di fare dei corsi, che si sentono per niente francesi, e traditi dai genovesi, diversi dai sardi, insomma, semplicemente corsi.

MotoBefana 2010

Stamattina ho deciso di partecipare a un evento benefico che si è rivelato anche piacevole.
Lasciate le vesti di automobilista, ho indossato i vecchi panni da motociclista la MotoBefana benefica 2010 di Milano.

Ho scoperto solo ieri che si tratta di uno dei raduni motociclistici più numerosi e variegati (per tipologie di moto presenti) che si svolgono in Italia. Il punto di ritrovo era nientepopodimenoche piazza Duomo. Arrivati lì alle 9.15, mi accorgo che la piazza era gremita di gente ma soprattutto di moto. Dopo aver dato una sbirciatina a qualche esemplare inusuale, vado a prendere due calze benefiche e la medaglietta di partecipazione, fondamentale, e poi un bel bicchiere di vin brulé, necessario per riscaldarci un pò.

Verso le 10 arriva la benedizione del vescovo di Milano ed il ringraziamento per la partecipazione. Poi qualcuno un pò polemicamente lamenta l’assenza di televisioni e/o giornali, un commento che, a dire la verità, un pò mi ha lasciato perplesso, perchè ho avuto l’impressione che si volesse collegare l’importanza dell’evento con la presenza dei media:non vedo la necessità di misurare l’importanza di un evento dalla partecipazione della TV. Per carità, un pò di pubblicità non guasta, ma ciò che conta è la partecipazione del pubblico, che è stata comunque molto ampia, e la raccolta di doni e di offerte.
Dopo la benedizione  ci mettiamo in moto e il corteo inizia la sua lenta processione verso il Don Orione, conosciuto anche come Piccolo Cottolegno Milanese Don Orione, un istituto di carità vicino a Bande Nere. Grazie alla collaborazione dei vigili urbani piazzati ad ogni semaforo si infrange qualche regole del codice della strada, si passa col rosso, si accelera all’impazzata, alcuni fanno burnout, si suona il clacson: ma tutti i motociclisti sembrano essere “felici”. Può sembrare una fesseria, ma vedi diverse tipologie di amatori delle due ruote, da quello con la tuta da corsa e la moto da strada, allo scooterista con la copertina della tucano, quello con la moto d’epoca, il pazzo con fifty top, quello che partecipa con il mitico “ciao”,  quelli con la vespa, io con la mia Bonneville, i Guzzisti, gli Harleysti, i BMWisti, tutti con un concetto di moto differente, e per una volta tutti contenti insieme:si salutano le persone ai margini della strada, i bambini ti sorridono, vedi gli automobilisti, alcuni incazzatelli, bloccati ai semafori scendono dalle macchine per guardare la sfilata… è stato emozionante.
Verso le 10.30 arriviamo al Don Orione dove ci aspetta un tè caldo, ma la sosta in realtà è stata relativamente breve perchè siamo ripartiti quasi subito per Cesano Boscone per andare alla Sacra Famiglia, tappa conclusiva della manifestazione. Questo istituto è una ONLUS che garantisce cure a malati con disabilità cognitive e/o motorie. Prima di andare al ritrovo finale ho dato la mia calza della befana a uno dei pazienti e il suo sguardo per un attimo mi ha fatto passare il freddo.

Viaggio a Capo Nord e ritorno su una Bonneville

Premessa

Fine aprile 2009, arriva la Bonneville, bellissima. Inizio a fare qualche giretto, la moto mi piace e si guida con la facilità con cui si può guidare una bicicletta. Piace a tutti i miei amici e quando giro per la città non passa inosservata. I commenti? “è una bella moto, ma non puoi certo viaggiarci!” “ è una moto da pub”. Ma io non la pensavo così. E volevo dimostrarlo. Francesco, un mio amico, aveva in mente di fare un giretto a Capo Nord e ho deciso di fargli compagnia. Quello che segue è il racconto del mio primo viaggio in moto : rotta CapoNord.

Il Viaggio

Mezzanotte del 1 luglio, finite le valigie, riempite le borse laterali in pelle e posti due borsoncini sulla sella e sul portapacchi. Iniziavo un po’ a sentire l’ansia e la preoccupazione della partenza, sul conta km della mia Bonny ci sono solo 2270 km. Di dormire non avevo proprio voglia, troppi pensieri in testa, e fra 8 ore si parte. Sveglia, benzina e via!
La Svizzera è la prima nazione che attraverso; i monti e il verde rendono piacevole l’autostrada, nascondendo naturalmente la striscia di asfalto che dobbiamo percorrere. Poco prima di arrivare a Bregenz usciamo per prendere la statale per evitare di pagare anche la vignette austriaca. Una botta di tirchieria che pagheremo cara! Sulla strada ci sorprende un temporale di una tale intensità che non riusciamo a far niente se non fermarci sotto un albero (non proprio una bella pensata). Dopo 10 minuti siamo zuppi e ci spostiamo sotto una tettoia per scoprire a cieli aperti che si trattata di un sexy shop. Dopo un po’ si riparte, puntiamo di volta in volta una città diversa, Ulm, Wurzburg, Fulda e prima di Kassel ci fermiano presso una guest house. Sono a 3082 km. Il primo giorno è andato.

Il 2 luglio è solo spostamento, la Germania non è una meta del viaggio e la considero un po’ una terra di passaggio. Partiti da Felsburg, si prosegue per Hannover e Amburgo poi prendiamo un traghetto per la Danimarca direzione Kobenawm, o Copenaghen, (41euro per 40 min, no comment) e da lì  ponte di Malmo (21 euro). Dopo solo due giorni siamo in Svezia, la patria dell’IKEA… Arriviamo ad Orkelljunga, campeggio trovato su alcuni depliant, carino ed abbordabile. Sono a 3894 km.

Il 3 luglio , dopo una buona ed economica colazione, andiamo a Stoccolma. Si iniziano a vedere dei paesaggi interessanti, passiamo per Jonkoping dove l’autostrada costeggia un lago che sembra mare, enorme, in certi tratti non si vedeva l’altra riva, poi una foresta infinita, bella. Spesso il vento ti portava gli odori del bosco bagnato e mi aiutava, ancor prima di vedere i tergicristalli delle macchine che viaggiavano in senso opposto, prima di avvertire le gocce sul casco. Sto scoprendo da queste piccole cose che l’integrazione con la natura che ti dà la moto è un’altra cosa. Continuiamo sulla lingua di asfalto passando Linkoping, Norrkoping, Nykoping e ci fermiamo poco prima di Stoccolma. Sono a 4450 km.

Il 4 luglio è stata una giornata relativamente tranquilla, abbiamo visitato Stoccolma, e grazie ad una splendida giornata di Sole sono riuscito anche ad abbronzarmi la pelata, o meglio a bruciarla!! La sera avevamo il traghetto per Turku (o Abo) per la Finlandia. I pochi km della giornata sono stati spesi per trovare il porto e un posto dove lasciare le moto a Stoccolma. Sono a 4525 km.


Il 5 luglio inizia in modo traumatico. In pieno sonno nella cabina del traghetto, alle 5.30, entra un simpatico finlandese o svedese, non lo saprò mai, urlando qualcosa incomprensibile … Ci avvertiva che stavamo arrivando (anche se mancava 1h e mezza); ci svegliamo con un caffè al bar, o con quello che chiamano caffè. Alle 7 (le 8 in Finlandia) siamo fuori. Mi bastano 40 km per capire che le Geox estive non vanno più bene, la temperatura massima della giornata sarà 12° e mi “incipollo“ a dovere, con 4-6 strati di vestiti. Si passa la regione dei mille laghi, una delle prima mete del viaggio, passando per Tampere, Jivaskyla, Oulu lungo la E63. Dopo Lisalmi stavo rimanendo senza benzina, non c’era traccia di una Gas Station ed è successa una cosa che voglio ricordare. Vedo arrivare una persona in bici, decido di chiedere informazioni. Arriva in tuta da lavoro (oggi è domenica); solo quando si avvicina capisco che è poco più di un ragazzo, non ha neanche la barba, un berretto che copre i capelli biondi sporchi di cenere, una cassa rigida piena chissà di cosa, la faccia sporca di fuliggine o comunque di qualcosa di scuro, gli occhi azzurri. Chiediamo, ci aiuta anche se non parlava inglese. Mi sembrava di essere dentro un film del dopoguerra. Mi ha messo un po’ di tristezza. Continuiamo e forziamo la tappa fino a Oulu, dove troviamo solo un albergo. Sono a 5347 km. (Se il kilometraggio riportato non sembra congruente avete ragione. Sono convinto che il contakm del tagliaerba, così ho deciso di chiamare la mia moto, non funzioni bene e che segni 5-6 km in più ogni 100. Ma questa è un’altra storia)

Il 6 luglio tappa relativamente breve ma sfiancante, forse per la fatica del giorno precedente o forse per il freddo (tra 10° e 5° con pioggia). Abbiamo passato il confine simbolico a Rovaniemi per l’ingresso al circolo polare artico; a Napapiri abbiamo scoperto dove abita Babbo NataleJ e meno male che faceva freddo, perché le musichette natalizie a luglio stonavano un po’. Adesso sono a Inari, il mangiakm segna 5900 km.

Il 7 luglio bellissima tappa. Partiti da Inari, passiamo Kaamanen e Karigasniemi ed entriamo in Norvegia, che sembra fin da subito diversa dalla Finlandia: le strade più belle da vedere e da guidare, altro che le linee rette finlandesi. Arriviamo a Lakselv e poi Smorfiord e inizia a fare veramente freddo, viaggiamo tra i 6 e i 7°. Non si vede il sole ma so che sto per arrivare e non mi interessa altro. Un paio di tunnel, freddi e umidi e con asfalto bagnato mi fissano il freddo addosso. Arrivati a Honningsvag, grazie alla benzina “ciupata” da un’ Harley di uno svizzero, proseguiamo per Nord Kapp. Mancano 31 km: forse la strada più bella che abbiamo fatto finora. Paesaggio lunare, poca vegetazione, renne, laghi, niente, salite, discese, curve a strapiombo senza guardrail , asfalto danneggiato e rappezzato, strada stretta(Foto-1). Gli ultimi 13 km con nebbia fitta e umida a 4° e rendono l’arrivo un po’ epico. Ma una volta lì ci aspetta l’ingresso prosaicoa 210Kr. La nebbia fitta non mi ha permesso di vedere il mare, ed io ci tenevo; per fare la foto sotto il globo, banale quanto indispensabile(Foto-2), eravamo a 6 metri di distanza. Dopo un’oretta passata a cercare di riscaldarci torniamo a Honningsvag e ci fermiamo in un albergo. Sono a 6382 km.

Foto-1-NK

Foto 1

Foto-2-NK

Foto 2

Dopo la tappa dell’ 8 luglio potevo anche tornare a casa.
Dopo aver percorso la E69 per lasciare NordKapp con un po’ di delusione, non per il posto, ma per il tempo trovato, prendiamo la E06. Curve, fiordi e panorami mozzafiato, sembrava di essere in montagna, ma a mare. Sentivi il mare, l’odore di pesce, i gabbiani e l’aria salata; sentivi la montagna, la vedevi, il freddo pungente, ammiravi le cime spigolose e innevate. Uno spettacolo.
In prossimità di Alta non c’era una curva dove non volessi fermarmi per scattare una foto; l’ho fatto tante volte, ma so già che non riuscirò a mettere o catturare neanche un decimo di quanto ho provato. Certi paesaggi rimarranno nella mia testa, le foto potranno solo ricordarmeli(Foto-3, Foto-4). Continuiamo dopo Alta per la E06 che costeggia i fiordi, il paesaggio è totalmente diverso dai primi 400km e rimango spesso a guardare il paesaggio, pericolosamente. Arriviamo fino a Skibotn in un cottage in riva al mare. Sono a 6908 km.

Foto-3-Alta

Foto 3

Foto 4

Foto 4

Il 9 luglio tappa col sole (ed il mio naso ne è testimone). Dopo 200 km arriviamo alle isole Lofoten.  C’era vento forte ma al sole si stava bene. Mi avevano parlato delle Lofoten come di un paradiso, ed effettivamente sono belle(Foto-5), si passano tunnel, ponti, e dopo ognuno cambia il paesaggio, ma alla fine non mi hanno entusiasmato così tanto.

Foto-5-Lofoten

Forse mi aspettavo troppo, forse era troppo recente la strada di Alta che mi aveva colpito o forse avrei dovuto vederle meglio, il dubbio mi dà una buona occasione per ritornare. Sbagliamo strada e scopriamo che il traghetto che volevamo prendere da Stamsund parte solo una volta al giorno, e non la mattina, così arriviamo in fondo alle isole fino ad A dove i traghetti sono più frequenti (4/5 volte al giorno). Non troviamo per dormire e decidiamo di far la pazzia: prendiamo il traghetto delle 22 per Bodo e dormiremo poi in tenda per strada. Dopo una breve ricerca decidiamo di proseguire senza dormire. Pazzia ancora più grande, ma ne è valsa la pena perché ho avuto modo di vedere uno spettacolo naturale. Alba e tramonto nello stesso momento. Fusi. Erano inscindibili. Mentre ammiravo un tramonto, guidando sulle rive di un fiordo mi sono accorto che il sole aveva cambiato idea. Stava ritornando ad illuminare. I colori ritornavano vivi, anche se in realtà non si erano spenti mai del tutto. Le nuvole riacquistavano il bianco lasciando il rosso-rosa che avevano avuto le due ore precedenti. Erano le 4 di notte del 10 luglio. Continuiamo sulla E06 che ci porta a 1000m s.l.m. fa freddo, non si vede il sole e cade qualche goccia. La stanchezza inizia a farsi sentire, ma eravamo nel nulla e dovevamo proseguire. Iniziamo a scendere e puntiamo a Mosjoen, scelto casualmente solo perché è l’unico scritto “grosso” sulla cartina. Qui troviamo un campeggio e alle 10.30 crollo e mi faccio due ore di sonno. Alle fine sono a 7831 km. Il “tagliaerba” sembra non perdere colpi ma io ho bisogno di un po’ di riposo.

L’11 luglio una tappa di spostamento, piovosa e fondamentalmente brutta, forse perché ho iniziato a pensare che stavo rientrando e che la vacanza era quasi finita. Partendo da Mosjoen siamo passati per Trondheim sulla E39. Una deviazione ci ha obbligato a prendere la E 65 ed alla fine ci siamo fermati a Surnadalsora. Sono a 8375 km.

Il 12 luglio è la tappa più bella del giro, forse perché viene, come quella di Alta sulla E06, dopo una giornata un po’ deludente. Partiamo da Surnadal direzione Betna, poi Halsa dove prendiamo il primo traghetto (40Kr). E39 direzione Molda, la giornata è splendida, fresca con sprazzi si sole, ma non piove. Un bel Muffin a colazione mi riempie lo stomaco (arduo trovare qualcosa aperto domenica…). Arriviamo a Solsnes, dove prendiamo un altro traghetto (40kr) e facciamo due chiacchiere con due motociclisti norvegesi che vedendo la nostra pianificazione ci suggeriscono, dopo la valle dei troll, di prendere la E63 da Eidsdal, bella come la valle dei troll. Arriviamo a Andalsnes ed iniziamo a vedere le indicazioni per la Trollstig. Il cielo inizia a diventare scuro e io spero di non beccare acqua, non voglio che il tempo mi rovini il percorso. Iniziamo la salita, ma non riusciamo a farla di seguito: il panorama è da togliere il fiato, ci fermiamo a fare un paio di foto; nelle ultime curve ci ritroviamo imbottigliati, ci sono diversi bus che hanno difficoltà a curvare e fanno da tappo. Arriva un po’ di pioggia mista all’acqua che arriva dalle cascate, ma non importa. Arriviamo su, dopo gli undici tornanti a “U” e lasciamo le moto per vedere dall’alto la strada che abbiamo appena fatto, UNO SPETTACOLO. Ce ne freghiamo dell’acqua mista col sole che ci bagna e ci asciuga e facciamo le foto di rito dalla terrazza sospesa, soddisfatti! (Foto-6).

Foto-6-Troll

Foto 6

Arriva la pioggia più seria, quella che ci fa vestire, e ci rovina un pezzo di strada fino a Linge, dove prendiamo un traghetto (40kr) e proseguiamo verso Geiranger. Un fiordo bellissimo (peccato per la pioggia), ma fin qui niente di straordinario: iniziavo a sospettare della dritta dei norvegesi. Poi d’improvviso spunta il sole, mi tolgo qualcosa di dosso e iniziamo ad andare verso Stryn. La strada inizia a salire, quasi inaspettatamente. E’ asciutta; un gran panorama sul famoso fiordo di Geiranger, sale, sale, ed arriviamo a 600m s.l.m., ma il sole non ci fa sentir freddo, come agli 800, ai 1000. Compare un lago, grande, blu, di un blu che non avevo mai visto, pezzi di ghiaccio non ancora sciolti sfumavano dal bianco al blu all’azzurro. La sorpresa è stata tale da farci fermare ad ammirare il paesaggio(Foto-7). La successiva discesa verso Stryn è un susseguirsi di gallerie fredde ed umide, che ci fanno sognare un campeggio ed una doccia calda. Sono a 8706 km.

Foto 7

Foto 7

Il 13 luglio non ha tanto da raccontare. Andiamo verso Bergen, e sull’ennesimo traghetto, stavolta tra Lavik ed Oppedal (56kr), inizia a piovere e non smetterà fino a sera. Giornata un po’ rovinata, anche se, in fondo eravamo troppo soddisfatti da ieri per poter ammirare con lucidità quanto visto oggi. Ci fermiamo in campeggio a Sandvikvag. Sono a 9067 km.

Il 14 luglio la E134 direzione Oslo è la giornata dei tunnel. Numerosi, lunghi, 7,6 km, 2400 m, 6 km, 3,5 km; Il più brutto in assoluto è stato quello a chiocciola; la lunghezza non era impegnativa (800m), ma l’asfalto pessimo, a dossi ed avevo difficoltà anche a 50Km/h. Il più strano a Drammen, un tunnel di 3,8 km con dentro una rotonda che collega 3 tunnel, visibilità nulla! Alla fine troviamo un campeggio a Drammen, non male anche se pienotto. La E134 non è poi una strada così brutta, ma ormai sono con la testa al rientro. Sono a 9584 km.

Il 15 luglio tappa di spostamento via autostrada, siamo arrivati al Mellbystrand in Svezia. Sono a 10081 km.

Il 16 luglio siamo arrivati fino in Germania, a Egestorf. Abbiamo fatto un giro più lungo in Danimarca per prendere il ponte per Odense, forse più bello di quello di Malmo, sicuramente più lungo (quasi 21km). Da segnalare solo l’ottimo stinco di maiale e la birra per cena… W la Germania! Sono a 10733 km.

Il 17 luglio, venerdì 17 per gli scaramantici. Partiamo con l’intenzione di avvicinarci il più possibile, ma il vento non ci permetteva di andare più forte di 100 km/h. Nuvole minacciose ci hanno fatto mettere le tute antipioggia, ma niente, CALDO! Decido di togliere almeno le ghette. Ovviamente inizia a piovere. Arriviamo fino a 50 Km da Lindau, dove volevamo fermarci. All’improvviso pioggia monsonica, lampi, temperatura che scende di quasi 10° e arriva a 17°. Scarpe zuppe, guanti fradici, le macchine sfrecciano come se nulla fosse sollevando montagne d’acqua. Visibilità nulla, ci fermiamo un attimo sotto un ponte ed un camionista ci insulta pure!!! Non smette, ci mettiamo in “nuoto” e troviamo un albergo. Sono a 11475 km.

Il 18 luglio tappa conclusiva. Corta, ma veramente fredda, 9° gradi inaspettati sul San Bernardino e in tenuta estiva. La pioggia mi ha fregato di nuovo, però ho scoperto che le mie scarpe sono parzialmente impermeabili l’acqua che c’era dentro non usciva, neanche una goccia!!! Per fortuna arrivati in Italia nel giro di qualche km la temperatura è passata da 9° a 26°, e mi sono asciugato completamente. I Km finali sul mangiakilometri sono 11867, TOTALE 9597 KM!!! Non male per essere il primo viaggio…

Conclusioni

Il viaggio a Capo Nord in sé è stato solo una meta, ma non l’unica. A fine viaggio posso dire che ogni singola strada merita di essere vista e guidata. Le stesse strade finlandesi o svedesi che non mi sono piaciute per niente, permettono di godere ancor di più delle strade della Norvegia, perché hai un termine di paragone immediato. Credo sia importante la compagnia di viaggio, io ho avuto diverse discussioni, alcune anche animate, ma siamo entrambi persone ragionevoli e si è sempre trovato un compromesso. Col senno di poi avrei forse dedicato qualche giorno in più alla Norvegia, la regione dei 100 Laghi finlandese non è male, ma le strade tirate con righello alla lunga annoiano. Altro aspetto positivo del viaggio gli incontri. Alessandro, con un Harley fermo in un campeggio con i cuscinetti rotti la cui fama ed il cui viaggio erano noti anche ad un gruppo di motociclisti incontrato alle Lofoten; i tre svizzeri, incontrati in Svezia, e poi a CapoNord, facendo strade differenti e percorsi diversi. I due svedesi col KTM, che hanno dormito a Capo nord nel nostro stesso albergo incontrati di nuovo due giorni dopo su un traghetto alla fine delle Lofoten; il tedesco in Svezia che ci ha offerto una bottiglia di vino in cambio taralli e pomodori secchi ; i camperisti olandesi, ex motociclisti, che ci offrono un caffè ad una piazzola di sosta; con loro condividi pezzi di viaggio, emozioni e commenti.
La Bonneville si è comportata bene,consumi sempre tra i 20 e i 25 km/l, l’unico difettuccio è forse stato un cavo scoperto che faceva accendere la spia del folle quando pioveva forte, e rimaneva poi sempre accesa.
Concludo con i costi del viaggio; sono stati elevati, una media di 80euro al giorno, ma meno di quanto mi aspettassi. Incide la benzina, ma non per il costo in sé(in Svezia costa meno che da noi), ma per i km percorsi;  sul cibo si può risparmiare non è tanto diverso da alcuni ristoranti italiani e gli stipendi in questi due stati sono ben differenti.
Ma comunque non mi sembra il caso di pensare a quanto si è speso.
Certe emozioni e certi paesaggi non hanno prezzo.

Cammaratio


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