La domanda provocatoria non ammette una risposta univoca. Roberto è forse più definizioni allo stesso tempo e dipende, relativisticamente parlando, da quale sistema di riferimento si utilizzi per dare una risposta.
Chi è Roberto Saviano per la stampa?
Un autore di successo. Un personaggio che con un solo libro, dall’impatto sconvolgente, ha denunciato un sistema, un modo di fare, un comportamento, un mercato internazionale, uno stato “camorra” di fatto all’interno di stati realmente esistenti che non rispetta le regole.
Chi è Roberto Saviano per alcuni italiani?
Un eroe, un pazzo che va contro il sistema in cui vive, contro il sistema in cui è cresciuto, contro un sistema che non sopporta più, contro un sistema che vuole cambiare, contro una terra che ama profondamente e per tale motivo è disposto a metterci la faccia, a mettere in gioco la sua vita e la sua stessa esistenza perchè crede profondamente nella sua terra, nella sua nazione.
Chi è Roberto Saviano per “LORO”?
Un impostore. Un vile che sputa menzogne nel piatto il cui mangia, un essere spregevole che diffama la sua terra, un porco che si è arricchito a scapito della campania. Un contaballe. Un infame. Un “Buscetta“. Un morto che cammina.
Chi è Roberto Saviano per me?
La mia idea di Saviano è mutevole. Nasce con la lettura di un libro, noto a tutti, Gomorra.
Ho letto il libro con enorme sofferenza. Non per la scrittura utilizzata, ma per ciò che c’era scritto. Ho dubitato. Ho seriamente dubitato che quello che veniva raccontato nel libro fosse la realtà, ho pensato fosse una mirabile invenzione della mente dello scrittore che ha portato a questo ragazzo quasi sconosciuto popolarità, visibilità, fama e denari, anche a costo di un minimo di libertà.
Poi, un sera, lo vedo a “che tempo che fa”. Racconta e parla della manipolazione dei giornali locali, racconta della sua vita, racconta di come vengano screditati i presunti eroi uccisi dalla camorra, gettando dubbi sulla vita passata di tali morti, mostra foto di morti ammazzati, sparati, e chi c’è nelle foto che guarda? Sono dei bambini. Che si abituano alla morte, al sangue. Parla con stupore delle lettere di alcuni mafiosi che vengono pubblicate su alcuni giornali locali, mi chiedo anche io come. Mostra anche una frase in risposta a tale lettere “Signor Schiavone la ringrazio per la stima”. Frase che si sommenta da solo. E continua a raccontare fatti, mostrando anche le prove di ciò che racconta.
Ascolto in religioso silenzio e penso. Lo guardo, è poco più di un ragazzo. E’ del ’79, è un anno più piccolo di me, addirittura più piccolo di me. Lo guardo mentre abbraccio la mia ragazza. Mi chiedo se lui avrà mai una ragazza, se avrà la possibilità di conoscerla casualmente, come è successo a me. Pensavo a quello che avevo fatto la sera prima, a quel ristorantino che avevo scoperto dietro la stazione Garibaldi, alla gita in moto che avevo fatto sul Trebbia, al pomeriggio di domenica trascorso a giocare alla playstation a casa di un amico, all’aperitivo all’Hora Feliz trascorso ridendo e parlando del più e del meno, alla spesa che dovevo fare al supermercato, alla burrata fresca che avevo trovato al mercatino vicino casa, al film che avevo visto a cinema, alla passeggiata in Corso Buenos Aires, alle spese condominiali da pagare, alle prossime ferie per andare a casa, a mio fratello, ed a tante altre cose banali, normali, naturali. Delle quali non noti l’importanza, l’essenza, il loro essere fondamentali se non nel momento in cui non puoi più farle. Nel momento in cui ti rendi conto che per essere a posto con un tuo ideale devi rinunciare ad altro. Qui mi rendo conto di chi è Saviano per me.
Chi è Roberto Saviano per lo stato Italiano?
Questo proprio non so lo, non riesco ad immaginarlo. L’ipotesi che circola in questi giorni riguardo la sospensione della scorta mi fa pensar male. Mi rendo conto che la scorta potrebbe non servire, ed abbiamo esempi tristemente famosi nel recente passato, ma almeno è un deterrente.
Quello che però posso immaginare è quello che sarà Saviano se la memoria di ciò che ha fatto e detto dovesse svanire o essere offuscata. Sarà un altro Falcone, un altro Borsellino, un altro Peppino Impastato… e non potrei accettarlo.
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