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La qualità conta

Devo ammetterlo, ma ormai sto diventando un cultore della qualità, almeno per quanto riguarda alcuni dei piaceri della vita. Di recente la mia insofferenza verso i soliti posti dove si va a mangiare in pausa pranzo è sempre più evidente. Mangio perché devo mangiare, e talvolta anche male o troppo. Mi sa che è il caso di dire basta. La ricerca del posto dove mangi col valore di un tkt restaurant, e quello che ti danno ti danno!!

Oggi no, sono ritornato al Mangiari di Strada. Avevo voglia i mangiar bene e sano. E adesso spero di farvi venire fame anche se avete appena finito di mangiare…

Sono arrivato presto, c’era ancora poca gente e ho avuto il tempo di guardare l’offerta del giorno, perché non è sempre la stessa, varia in base a cosa hanno di fresco. Sono tentato dalle polpette, le guardo, sono una diversa dall’altra, non sono un prodotto seriale. Sembrano fritte, ma è una pura illusione e te ne accorgi dopo il primo morso. Sono fatte al forno ed impanate con del pangrattato fatto a mano, quindi ti capita di beccare un pezzo grosso di crosta di pane perché grattugiandolo è venuto così, un po’ più grosso. Prima di prendere le polpettine prendono una bella patata lessa. La mettono nel “passatutto” che la rende filante, una spruzzata di pepe nero, un filo di sale e l’olio, buono. Poi prendo anche una specie di bruschetta con del pomodoro e della ricotta fresca. Perché specie? Semplice. Il pane, non è il pane classico che trovi in giro, è una forma di pane di Matera, pane di casa, buono con la crosta spessa e con una certa consistenza, riesci quindi ad addentarlo senza dover raccogliere i pezzi dal piatto dopo ogni morso, e ciò rende la bruschetta un vero piacere. Ho accompagnato tutto con un bel bicchiere di vino rosso, ci voleva nonostante il caldo di questi giorni. Prima di prendere il caffè vado a salutare uno degli artefici, che mi fa assaggiare una bombetta pugliese appena tolta dalla griglia! Ho perso le impronte digitali per tenerla in mano, ma so già cosa mangierò la prossima volta!

Una cena improvvisata

Sabato, giornata di riposo dopo una settimana pesante. Non hai voglia di fare niente, solo un pò di sano relax, poi senti qualche amico, ipotesi aperitivo in centro, ma anche di questo non hai voglia, devi uscire, prendere freddo, cercare posteggio in centro, il sabato… no, no, da pazzi!! Allora proponi:” ma volete fare una cena a casa nostra? è tutto pronto non dovete portare niente”. “ma sì, dai, perchè no?”,  “sì, preferisco la cena anche io”, “sì, guarda, facciamo un salto all’Ikea e poi veniamo”, ” sì, va bene, porto un vinello buono, va bene rosso?” e diventiamo 8!
Mi devo svegliare, attivare il cervello. Scappo al mercato e compro 3 burrate, almeno l’antipasto evitiamo di prepararlo. Poi via al centro commerciale, a comprare un cappotto che avevo puntato ed era l’unica cosa che volevo fare sabato. Poi Esselunga, dove prendiamo un salamino, della ricotta ( di capra e vaccina), poi passiamo al panificio per prendere il pane con le olive e del pane semplice.
Si torna a casa alle 17.30 e si comincia: per prima cosa prepariamo la torta, fondant au chocolat, fa sempre la sua figura ed è semplice da fare. Poi prepariamo i paccheri, tempo di cottura 10 minuti, li tiriamo fuori dopo 6 minuti scarsi, li stendiamo sul tavolo di vetro e li riempiamo con spinaci e ricotta, li adagiamo dolcemente su una teglia e li copriamo con besciamella (ovviamente fatta in casa con latte fresco ed una puntina di noce moscata) e una spolverata di parmigiano. Fatto questo, prepariamo anche una torta salata con crescenza e pomodorini, buona come antipasto per accompagnare il salame e le burrate, assieme a delle olive nere tostate che avevo in frigo.  Concludiamo con le cime di rapa comprate al mercato la mattina, le puliamo, prendiamo solo i cuori e le facciamo ” ‘nfucate ” (parola bellissima che indica sia affogate nell’olio sia infuocate, perchè si mette il peperoncino). E si fanno le 20.30, non male in tre ore!
Alla fine l’unica cosa pronta che abbiamo solo riscaldato erano “le braciole” (involtini di carne al sugo) ma era una sorta di “assaggino”, appena una a testa: non potevamo fare morire di fame gli amici!
Che cosa aggiungere di più? Che abbiamo bevuto un buonissimo negramaro, come prima bottiglia, e un gutturnio del 2001 come seconda, ottimi entrambi.
Poi chiacchiere con gli amici sino alle 2 di notte.

Bellissimo.

Viaggiare

L’Italia si ferma! O almeno una parte dell’Italia messa in ginocchio da temperature polari, saltano gli aerei, gli aereoporti chiudono, ritardano i treni, sempre che riescano a partire, (chissà come fanno i finlandesi, avranno treni speciali?), si annullano e si spostano a data da destinarsi le partite di calcio, che in questo paese è sintomo di gravità assoluta, fermare il Dio Calcio può avere conseguenze nefaste. Cosa c’entro io in tutto questo? Semplicemente ero uno dei pazzi viaggiatori in macchina! Sono partito da Milano sabato 19 dopo le nevicate del venerdì, con comodo a dir la verità verso le 12 perchè la destinazione non era troppo lontana, la Puglia (Margherita di Savoia) distava solo 800km.
Comunque il viaggio è andato bene, le autostrade hanno retto, ho solo fatto un pò di coda perchè all’altezza di Bologna si era intraversato un Tir. Ovviamente non hanno pensato che lo snodo A1-A14 fosse importante, non era tanto sgombro dalla neve quindi ho avuto il piacere di passare sulla corsia di emergenza visto che il Tir in questione occupava con il rimorchio le tre corsie che dovrebbero essere utilizzate normalmente… ma vabbè, in fondo mi è andata anche bene, ho beccatto solo qualche fiocco in prossimità di Pescara ma senza conseguenze ed ho anche visto dei bei paesaggi innevati.

I tre giorni in Puglia sono andati bene, ho anche mangiato, inevitabile sotto le feste. Tra le tante prelibatezze ho gradito molto un piatto di una “zia”, delle lasagne alla zucca.
Questo primo  in realtà l’ho affrontato con un pregiudizio infondato, non ero certo che mi sarebbe piaciuto, temevo che la zucca rendesse troppo dolce il piatto. Ma ero lì e dovevo assaggiarlo e mi sono dovuto ricredere; il piatto era delicatissimo, la zucca si amalgamava perfettamente con il formaggio e risultava piacevole e delicato, e per niente dolce. Comunque la trasferta pugliese è andata avanti nel “Salentu”, sono stato un paio di giorni (o meglio 36 ore) dai suoceri prima di andare in Sicilia. Anche qui per il cibo non posso lamentarmi, ma non è il caso di parlarne. Il 22 sono partito in solitaria percorrendo la strada SS106, non proprio una bella strada, detta Statale della Morte, anche se non credo sia l’unica con questo triste nomignolo. Si lascia la statale all’altezza di Sibari per prendere poi la cara vecchia Salerno Reggio.
Ormai sono certo che non vedrò la fine di questa autostrada, non credo che saremmo mai in grado di finirla. Ogni volta che la percorro non sono mai certo del punto in cui farò fila e/o coda, ma sono certo che in un punto non precisato, per un lavoro, un incidente, un cantiere o qualche altra causa mi fermerò!
la foto qui accanto mostra i materiali e le “tecchinologie” di avanguardia… ma anche lo stato avanzamento lavori.

Adesso vado a nanna, mi devo preparare mentalmente al cenone del 24..

L’Italia s’è “resta”!

Rieccomi tecnologicamente collegato dopo 4 giorni di relax informativo. Mi serviva cambiare aria e non sentir parlare di informatica o problemi annessi, di politica finta o urlata, di niente. Una tre giorni nel perugino necassaria e indispensabile. Oggi ho riaperto online un pò di giornali ma mi sono accorto che niente è cambiato. Si attacca la chiesa a milano dopo aver difeso il crocifisso, che mi sembra un ossimoro all’italiana, anche se nessuno forse se ne accorge. Si parla di processo breve e si cerca di infilare o escludere reati e reatini nella finta dialettica mediatica che si crea, insomma.. si cambia tutto per non cambiar niente, come sosteneva un filosofo scrittore geniale del secolo scorso. Allora non val la pena di parlare ancora di queste cose, piuttosto vi scrivo il mio pranzo, povero e regale, di questo giorno di festa.

Tutto inizia ieri sera, mettendo a bagno le fave secche. Stamattina, dopo colazione, si lavano le fave e si mettono sul fuoco (in una pentola adeguata), devono stare a fuoco lentissimo per almeno due ore. Poi si passano per ottenere il purè di fave. Si aggiunge un pizzico di sale e via! la “fainetta” è pronta. Le cicorie, vanno pulite e lavate abbondantemente. Si devono sbollentare diverse volte finchè non si riduce l’amaro, poi vanno ripassate in pentola, con aglio, peperoncino ed olio, quanto basta per affogarle! Non per niente si chiamamo “cicorie ‘nfucate”, ossia affogate…  Le cicorie in realtà erano già pronte e solo da scongelare, anche perchè è impossibile trovarle da questa parti. Non rimane che andare in cantina, prendere il vino, che non può non essere un vino salentino, ed il pranzo è servito:
Fainette cu lli cicore reste
(Purè di fave con le cicorie amare)

Un piatto povero, poverissimo, ma di una bontà e di una semplicità che ti permette di riscoprire sapori passati, che non vanno e non devono essere dimenticati.
Un gusto lontano dalle sofisticazioni italiane.

Temporary switch off cerebrale

Ogni tanto serve. Devi riuscire a staccare il cervello e spegnerlo, a non pensare ai problemi che ti trascini dietro dopo una settimana lavorativa confusionaria e senza certezze, soprattutto se ne sta per iniziare una probabilmente con le stesse caratteristiche della precedente.
Hai bisogno di stare un pò per i fatti tuoi, da solo, limitare il più possibile i contatti umani o selezionarli approfonditamente, per far creare le condizioni adatte a permetterti di parlare un pò con te stesso, il che non è proprio facile.
Ed è proprio quello che ho fatto questo fine settimana.

Ieri sera sono andato a trovare un amico a Pavia, per passare la serata ideale a questo tipo di meditazioni filosofiche. WII, PlayStation, pizza e birra. Niente di impegnativo mentalmente, ideale per staccare. Il pomeriggio è iniziato alle 6,arrivo a casa sua e quasi senza parlare ci siamo messi a giocare a Super Mario Kart, abbiamo fatto un pò di sfide fino alle 8. Poi pizza e birra. L’unico momento in cui abbiamo scambiato due chiacchiere utilizzando il cervello è stata proprio la cena, ma è stato piacevole, è un mio grande amico. Finito di mangiare abbiamo ripreso l’attività primaria. Altre sfide alla wii fino a che non si è scaricato un controller. Era il segno che stavamo aspettando. Era il momento di passare alla Play. Proevolutionsoccer. Non serve aggiungere altro. Un paio di sfide, non giocavamo da mesi, forse anni e poi un mondialito giocando in coppia. Finito tristemente agli ottavi con Galles… eravamo fuori allenamento, ma erano le 3 di notte e iniziavamo a sentire i colpi del sonno. Serata comunque perfetta. Mi sono rilassato, e mi è venuta voglia di cucinare.

Oggi dopo pranzo decido di fare un salto alla slunga per comprare gli ingredienti mancanti e via. Alle 4 inizio a prepare i Muffin. Era da un pò che non ne facevo, ed infatti ho un pò toppato i tempi di cottura, o meglio la temperatura del forno, perchè facendoli con lo yogurt sono venuti un pò più liquidini del solito e serviva il forno un pò più basso e farli cuocere un pò di più. Ma ne abbiamo mangiati 8, quindi non erano proprio da buttare. I primi 12 li ho fatti bianchi, con un pò di yougurt ai frutti di bosco ed un pò di marmellata di more fatta in casa dal sottoscritto. Erano bellini all’apparenza ma da migliorare per la consistenza,non proprio perfetta. Ma la mia voglia di dolce non era ancora passata, o meglio stavo pensando di farli anche di un tipo differente. Mi metto allora a sbucciare una banana e schiacciarla con la forchetta, aggiungo il latte, l’uovo e sbatto tutto. Aggiungo poi la farina, lo zucchero,il lievito ed un pò di cacao, per far “abbronzare” l’impasto. Proprio alla fine aggiungo i pezzettoni di cioccolato. Ma le teglie dei muffin erano sporche e non avevo voglia di pulirle e decido di fare un mega plum cake. Stavolta abbasso la temperatura e lo faccio cuocere un pò di più. Il risultato sembra buono , ma lo scoprirò domani a colazione. Ci voleva proprio.

Sabato mangiando se ne va

Con colpevole ritardo scrivo ciò che mi è successo il fine settimana scorso, perchè non posso non documentare una scoperta culinaria; devo tuttavia fare una premessa.
Il fine settimana appena passato è stato pieno perchè ci sono venuti a trovare degli amici conosciuti a Parigi 4 anni fa.

Abbiamo quindi organizzato brandine e letti e ci siamo fatti qualche passeggiata milanese. Sabato pomeriggio tuttavia avevamo un appuntamento atteso ed organizzato da mesi al quale non potevo mancare, l’Italia a San Siro con gli All Blacks. La giornata è stata impegnativa ed il mio umore, a causa di malcontenti lavorativi, non era dei migliori, anzi direi proprio che era decisamente scontroso. Volevamo concludere la giornata con una cena e proviamo a prenotare in un locale (che non citerò perchè non lo abbiamo provato) ma il preavviso nullo ci ha fatto trovare tutto pieno. Affrontiamo l’indecisione e rimangono due opzioni: una bella osteria che conosco, ed un locale sui navigli, che doveva essere cucina tipica milanese, trovato sul web. Io ero per la prima opzione, perchè non avevo voglia di sperimentare a causa del mio umore, mentre la mia dolce metà era del parere opposto. Ovviamente abbiamo sperimentato e siamo andati al “Pont De Ferr” (votazione democratica, ma il suo voto vale doppio :) ).

Arriviamo in ripa di porta di ticinese (dopo aver penato 1h per il posteggio) con il mio umore sempre più nero; i miei pregiudizi nei confronti del locale crescevano ad un ritmo esponenziale, non avevo voglia. Leggo il menù esposto fuori e noto i prezzi, alti, anzi decisamente alti. Sempre più nero. Comunque arrivano tutti e ci sediamo. Ordiniamo i menù e scopro che li hanno anche in inglese, particolare da non sottovalutare, la mia opinione inizia a cambiare.

Eravamo in 8, e prendiamo differenti piatti (il che mi permetterà di assaggiare tante cose).

Ordiniamo i vari piatti e ci portano un antipasto a sorpresa: “Creme brulée di fois gras e fichi”, delicato e raffinato abbinamento, molto gradevole; con l’antipasto arriva il pane, o meglio i “pani”. Tutti artigianali e di tipologie differenti, con diverse farine, ai cereali, integrale, al latte, e dei grissini di farina di carrubba, ci sorseggiamo anche il vino, un gewurztraminer, buono ma costoso (30 euro).

Arrivano i piatti. Io ho preso la “Cipolla di tropea carammelata con caprino”, un antipasto. Quando arriva mi studio il piatto, la cipolla è “finta”, nel senso che c’è una struttura carammellata a forma di cipolla, dolcemente appoggiata su qualosa sbriciolato scuro che sembra terra. La presentazione è eccellente (non può dirsi lo stesso del quantitativo). Rimango un pò in contemplazione, e poi decido di assaggiarla. Solo con la forchetta in mano mi accorgo della crosta caramellata, la spacco ed esce un misto di cipolla e caprino deliziso, direi proprio un signor piatto. Arriva anche un “Cous cous di cocco con frutti di mare e frutta”, buono, il cuos cuos non c’era, era finto  fatto col cocco, ed il piatto risultava piacevole e fresco. Qualcuno azzarda un “Fois Gras con le crema di fichi e pompelmo”. Il Fois Gras era buono, leggermente inpanato ed appena scottato e l’abbinamento con la crema di fichi era indovinato, cosa che non mi sento di dire con la crema di pompelmo, un abbinamento azzardato, non l’ho  gradito. Arrivano anche gli “Gnocchi con zucchine e gamberi”, il mio secondo piatto. Il piatto si presenta bene, e mi sorprende anche al palato. Gli gnocchi non sono i soliti gnocchi, sembrano più dei cappelletti chiusi con un cuore di formaggio, le mini-zucchine grigliate ed arrotolate ed i gamberi sono di controno, non amalgamati, il piatto comunque è buono e non di semplice fattura. Altro piatto gradito sono stati i “Ravioli Affumicati con broccoli”, anche questi ripieni con del formaggio. Arriva anche il “Baccalà con i ceci”, buono il baccalà, l’abbinamento con i ceci, peccato solo che i ceci erano un pò crudi e risultavano duretti.

In conclusione la cucina non era proprio milanese, la potrei definire decisamente creativa. Alcuni abbinamenti possono risultare azzardati e non piacere, noi abbiamo preso solo due portate a testa (nessuno ha preso antipasto primo e secondo) e nessuno ha preso il dolce ed abbiamo pagato 35 euro a testa, non poco; inoltre viste le porzioni non è certo un posto dove andare a mangiare se si è affamati! Tuttavia i piatti proposti sono difficili da replicare a casa, ricercati, e non sono piatti che si mangiano tutti i giorni o frequenti nei ristoranti, quindi il prezzo lo ritengo proporzionale al livello di complessità dei piatti presentati. Poi il servizio non è male, sono tutti simpatici e ben disposti, che non guasta mai.

Ovviamente i giudizi espressi sono a carattere strettamente personale, e mi scuso di non ricordare l’esatto “titolo” dei piatti.

Ipocrisia Papale

Di eseguito estratti di verità assoluta dal vertice FAO.

Benedetto XVI: “Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori!”

Hai ragione, effettivamente quando piove serve l’ombrello.

Benedetto XVI: “è necessario contrastare il ricorso a certe forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo consumo e privi di una prospettiva di più ampio raggio e soprattutto l’egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci”

Hai ragione, non esistono più le mezze stagioni, sembra di essere a marzo che esci con sole e ti porti l’ombrello.

Benedetto XVI: “Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta è la causa prima di ogni degrado dell’ambiente”

Qui hai proprio ragione. Il desiderio di possedere è uno dei problemi che affliggono la società, pensa un pò caro papa, basterebbe che la santissima chiesa vendesse un pò dei tesori che possiede, o magari finanziasse seriamente operazioni umanitarie , con qualche soldo della banca che possiede, con lo scopo di aiutare veramente chi soffre, azione che potrebbe forse risaltare quella che è una delle dottrine e dei comportamenti che si assume che la chiesa debba seguire; magari così sarebbe in grado se non di risolvere i problemi di fame di apportare un pò si sollievo e speranza. Ma non accadrà mai, il desiderio di possedere è troppo forte.

Sai caro papa, fa più di te mio cugino che vive in Thailandia e lavora e porta il sorriso a dei bambini. Per fortuna qualcuno che non parla soltanto lo conosco.

La mia consolazione

Settimana lavorativamente infernale. Non ho avuto il tempo e la voglia di scrivere, anche perchè diciamo la verità, non avevo voglia di scrivere niente su nessun argomento. Uscivo di casa alle 7.30 per rientrare alle 19.30. Dodici ore fuori per lavoro sono un pò troppe e ti sfiniscono, ti azzerano le voglie e le forze. Le giornate scorrevano così, 90 minuti di viaggio per andare a lavorare, 8 ore di lavoro passate davanti al pc a combattere con con persone più o meno qualificate, che forse non sanno neanche quello che fanno, telefonate, e poi altri 90 minuti per rientrare a casa. Cercavo ispirazione guardando le persone, osservando i loro movimenti, i loro sguardi, ma niente. Troppo scazzato, il lavoro mi deprimeva. Anche le ultime “evoluzioni” lavorative mi hanno fatto passare la voglia. Sto assistendo ad una bella lotta per la conquista di una risorsa. Stanno litigando per decidere la futura allocazione di una risorsa, c’è chi la vuole da un lato c’è chi la vuole dall’altro, ma nessuno prende decisioni; la risora sarei io, ma solo una persona con cui ho parlato mi ha trattato quasi da essere umano e non da oggetto inanimato. E le giornate sono passate così, quasi distrattamente, metodiche, senza nessun guizzo di allegria o di novità, anonime. pensando a tali giornate appena trascorse pochi flash sono rimasti nella mia memoria e sono tutte gioie culinarie, gli unici momenti di consolazione e di gioia che ricordo, anche perchè questa settimana abbiamo avuto l’ospite, la mamma della mia dolce metà, quindi le cene erano sempre un minimo ricercate: la torta salata di broccoletti e salame, i taglionini freschi ai funghi freschi panna, accompagnati da un ottimo barbera; la pasta con le sarde, gnam gnam,  se ci penso ricordo esattamente i flash in memoria per la preparazione, associandoli anche mentalmente agli odori. Il finocchietto selvatico, dolce, che viene sbollentato. e già qui la casa è invasa da un primo odore. Poi prendi le sarde , le pulisci, e le fai saltare in padella assieme al finocchietto e all’uvetta che era stata messa a bagno. La cottura non richiede tanto quindi puoi prendere la pasta e farla cuocere nella stessa acqua utilizzata per il finocchietto. Mentre si cuoce la pasta, fai rosolare con un filo d’olio un pò di pangrattato. La pasta si cuoce, la butti nel wok dove hai cotto le sarde. fai saltare il tutto tutto allungando con un pò di acqua di cottura. metti nei piatti, e via col pangrattato. Ricordo ancora il primo boccone, ed i sapori in bocca, ed il Regaleali aperto per l’occassione che si accoppiava perfettamente.

Mi chiedo se devo smettere di far l’ingegnere part time e piuttosto andare a lavorare in un ristorante… Adesso, mi tocca lavorare. devo andare in cantina a prendere l’olio, ci serve per preparare il pranzo. Oggi sarà un bel pranzetto, abbiamo tre filetti di maiale e non abbiamo deciso come farli, forse li faremo in tre modi differenti:

Filetto di maiale al forno farcito con prugne, filetto di maiale al sale ed il terzo filetto con una salsa di nocciole, non credo che faremo il primo, abbiamo anche i cardi, i funghi e forse due patate per accompagnare il tutto.

I.P.D. (in piena digestione) h:18.13
Aggiungo per completezza che per non rimanere con qualche voglia il pranzo di oggi aveva anche un bel risottino ai funghi e ho preso dei pasticcini
(p.s. il filetto al sale era delicatissimo).

Una domenica di relax

Serve, ogni tanto serve passare una giornata in famiglia allargata con la scusa di una cena. La settimana scorsa è stata una brutta settimana, con tante notizie ed avvenimenti che avrei preferito non sentire o vivere ed avevo bisogno di una giornata di relax mentale, una di quelle giornate dove fai tante cose che più o meno ti piacciono e che non lasciano il tempo di pensare ad altro.

La mia giornata inizia alle 9, faccio colazione ed il mio fratellino mi viene a trovare, mi lascia il cane e va a Genova all’acquario. Si fanno le 10, ma i miei neuroni (entrambi) non danno segni di uscita dal torpore notturno. Mi sveglio mentalmente che sono già le 12.30 e decido di fare due passi col cane e di mangiare un pò di minestrone, meglio tenersi leggeri in previsione della cena. Finito di mangiare inizio a sbucciare le pere per fare la torta. Le metto in padella e le faccio rosolare con un pò di burro. Accendo il forno per portarlo intorno ai 200°, controllo le pere con una forchetta e mi accorgo che si sono già ammorbidite abbastanza e faccio l’ultima rosolata con un pò di Rhum e spengo. Cotte le pere mi serve il cioccolato, apro l’armadietto e prendo la tavoletta da un kg di Zia Emilia ed inizio a spezzettarlo lottando con la tentazione di addentarlo visto che il profumo mi annebbia il cervello. Comunque, finito il ripieno mi tocca l’impasto: prendo quindi farina, zucchero, uova, il lievito ed il burro, che precedentemente avevo fuso. Impasto il tutto, preparo il fondo della teglia, verso il ripieno e chiudo. La sbriciolona pere e cioccolato era pronta! il forno aveva raggiunto la temperatura ottimale, nel frattempo la casa si iniziava a riempire col l’odore del brodo di carne, altro componente della cena. Fatta la torta ho iniziato a montare una malm ikea, tanto per riempire il pomeriggio ed ho svuotato la scarpiera diventata inutile. Erano ormai le 6, iniziava ad essere tardi, mi toccava dare una pulita alla casa quindi via di swiffer, così la polvere non dura, ed anche una lucidata del bagno, il tutto mentre infornavamo il secondo: ossibuchi coperti con uno strato di cipolle, prerosolati con una noce di burro, una spolverata di farina ed un intruglio di pepe, aglio, prezzemolo e scorzetta di limone tagliata al coltello. Alle 19 fuori con Rhum (il nome del cagnolino) e poi un salto al supermarket per comprare il pane. Rientro a casa e doccia. Adesso non restava altro da fare che preparare gli antipasti.
Prepariamo la tavola che iniziamo ad arrivare gli ospiti. Apriamo una bottiglia di vino rosso e  metto sulla tavola gli antipasti: Peperonata (che avevo preparato sabato), pistacchi dolci e tostati, spinaci al burro, una provolina con un cuore di burro, i salamini al tartufo che avevo comprato ad Alba, un bel formaggio d’alpeggio il tutto accompagnato da buon pane di grano duro e grissini al rosmarino. Durante l’antipasto inizio a preparare il riso. Faccio rosolare la cipolla e quando è il momento metto il riso; faccio tostare il risotto sfumandolo con un pò di vino bianco. Poi inizio a versare il brodo di carne, a piccole dosi, come è giusto che sia. Quando il riso è quasi pronto verso due bustine di zafferano che come per magia colorano il risotto, lo assaggio è perfetto, manca solo il tocco finale. Spengo il fuoco e lo lascio mantecare un minuto versando un pò di parmigiano grattuggiato. Tiro fuori dal forno gli ossibuchi e preparo i piatti, montagnetta di risotto ed ossobuco. Ero molto soddisfatto ed anche gli ospiti non si sono lamentati. Fatta una necessaria pausa, ho preso la torta, l’averna, un liquore al caffè e qualche altro amaro. La giornata è passata così, cucinando, chiacchierando e mangiando, quasi senza pretese, erano le 11, eravamo stanchi, non restava che mettere i piatti sporchi a lavare e buonanotte.

L’italianissima arte di fregare il prossimo

L’arte di fregare il prossimo è un dono o una capacità insita nell’italiano che negli utlimi tempi sta affinandosi sempre di più, incitata dagli esempi di impunità presenti nella nostra classe politica. Questo mio modo di vedere l’italianità viene sempre rafforzato dagli esempi giornalieri. Continua il mio viaggio, dopo Siena, si decide di arrivare in calabria, per spezzettare la discesa fino in sicilia, altrimenti lunga. Ci fermiano a mangiare in autogrill, più precisamente un Fini restaurant. Prendiamo una porzione di lasagne, due panini (vuoti), una entrecote con contorno mezzo litro di naturale ed un caffè. 30 Euro. L’unica cosa di cui non avevo letto il prezzo perchè mancante, era proprio l’entrecote, ben 15,50. Mi sono sentito preso in giro, tanto che ho chiesto alla cassiera, che mi ha confermato il prezzo, e poi ho detto, “sa che è proprio un furto??”. Ovviamente non ci sono stati commenti da parte sua, non aveva colpa, mi sono consolato con qualche sguardo compiacente dei vicini di tavolo. Passata l’arrabbiatura, il mio viaggio è continuato, fino ad arrivare a Lagonegro, ho attraversato il parco del Pollino. Uno spettacolo naturale, ero immerso nel verde, e mi veniva una rabbia struggente a vedere delle zone recentemente incendiate. Era una ferita, o almeno così mi sembrava, come fosse una ferita inferta alle montagne, e mi indignavo al pensiero di qualche BIP che ha fatto ciò a scopo di lucro. Ma ritornando alle fregatura, l’albergo a Scalea. In riva al mare, ma 80 euro per una doppia il 15 settembre è troppo. Soprattutto in virtù della colazione pressocchè inesistente. E poi la Salerno-Reggio. Questa è la fregatura più grossa per tutti. Saranno ormai 30 anni che “ci mangiano” generazioni differenti e quella benedetta autostrada non finisce mai. Sembra proprio che questa strada “non s’ ha da fare”. Se Omero fosse vissuto ai giorni nostri, a Penelope avrebbe affidato la direzione di un cantiere sulla A3 invece della tela.
Anche qui, la rabbia sale, solo pensando a come si possano sperperare i soldi pubblici senza che nessuno, nessuno ne paghi le conseguenze, Albanese-Cettola è la migliore sintesi di questo problema. Arrivato in sicilia dopo il traghetto si accende una flebile speranza, vedo dei parchi eolici, e per giunta funzionanti. Ma non voglio illudermi.
Stasera mi consolerò vedendo matrix, anzi no, è saltato. Ballarò, neanche quello, saltato per motivi di stato. Allora non resta che RaiDuce con la rappresentazione dei Papi in Abbruzzo. Forse meglio di no, vado a mangiare la salsiccia alla brace con mio zio, almeno godo un pò anche io.

Cinghio Senese

Viaggiare. Viaggiare. Il mio concetto di viaggio mi sembra mutevole di giorno in giorno. Partito sabato con l’idea di andare nella zona di Orbetello, cambiamo programma strada facendo, ed inizia a piacermi. ormai sto prendendo gusto a cambiare le carte in tavola, o forse mi sto iniziando a stancare delle vite programmate e dei comportamenti prestabiliti e già scritti.

Ma parliamo di Siena, dove sono adesso, e dove non era previsto che fossi. Visita breve, e già mi spiace l’idea che domani dovrò andarmene. Arrivati ieri sera, e ci siamo fermati a dormire da parenti (avvertiti con 30 minuti di preavviso della nostra visita). La serata passa a a chiacchierare, sentendosi a casa. Oggi la “mazzata”. Dopo una tardiva colazione decidiamo di uscire per pranzo ed andiamo da cecco, o meglio da Ceppo (io credevo si chiamasse Francesco, per questo ricordavo male il nome :) ). Una mangiata epocale quanto economica, accompaganta da un signor vino di casa. Iniziamo “serenamente e pacamente” con un delicatissimo antipastino.

Assalto all'antipasto

Assalto all'antipasto

Sulla sinistra dei formaggi, che tuttavia erano quasi un accompagnamento per cambiare il gusto in bocca. A destra in fondo una caramella salata, una coppia di crostini, dei quali non riesco ancora a decidere il migliore. Uno scuro, uno chiaro; il primo un crostino di fegato e milza, il secondo indescrivibile, con la salsiccia e qualcosa che non sono stato in grado di identificare, forse mi è piaciuto di più questo, anche solo per il fatto di non essere riuscito a carpirne il segreto, e si, forse il mistero ha dato quel quid per la vittoria.
Ma andiamo al piatto forte, il piatto di salumi. Il crudo, salato al punto giusto, con un pò do grasso, che non deve e non può essere rimosso o non mangiato, sarebbe come un sacrilegio. La salsiccia cruda, da spellare e  da spalmare sul pane pure buono. Il capocollo, bellissimo, dopo un tentativo di levare la pelle, decido di mangiare tutto. e ne valeva la pena. Dulcis in fundo la finocchiona, un crogiolo di sapori e di profumi.

Passato l’antipasto, un bel piatto di pappardelle al ragù di cinghiale, condite al punto giusto e abbondanti. Saranno stati almeno 150gr di pasta solo nel mio piatto, non troppo oliosi, saporiti.

Pappardella

Pappardella

Il tutto sorseggiando un bel vino, fresco e dissetante.

Il secondo è stato un bel cinghiale in umido, accompagnato da fagioli rossi che non si potevano levare dalla bocca e che a malincuore ho dovuto lasciare. Non riuscivo proprio a finirli, boccheggiavo, la mia capacità adominale si è decisamente ridotta.
Faccio passare qualche minuto e decido di darmi la mazzata finale con la “torta della nonna”, di cui non mi sono pentito. Dopo tale mangiata era assolutamente necessario rotolare in centro e fare un giro in città. Prendiamo le scale mobili e saliamo dentro le mura. Arriviamo in piazza del Campo. La prima impressione è quasi una delusione. Abituato a vederla in televisione per il palio mi aspettavo la piazza più grande. Faccio qualche foto di rito e poi ci sediamo per terra. Mi rilasso e mi accorgo della bellezza della piazza, inizio a sentirmi piccolo di fronte alla bellezza dei palazzi che si affacciano sulla piazza, e mi accorgo della sua grandezza, di colpo. Continuiamo a fare il nostro giro e fotografo piccoli angoli paradisiaci della città. Andiamo al duomo, ma non entriamo. Sarà una occasione più che valida per ritornare.

Alla fine passiamo più di due ore in giro ed il cinghiale mi sembra ancora vivo nello stomaco, tant’è vero che la cena l’ho saltata di netto. Capisco bene come si forma la cinghia senese.


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